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Dietro ogni sguardo c’è una storia, c’è un percorso ma soprattutto una presenza, quella presenza da cui forse quegli occhi sono stati ereditati, capace di leggervi dentro senza bisogno che le troppe parole ne annebbino il colore. La forza di una madre non è paragonabile a nessun’altra esistente in natura, si crea ma non si distrugge, indissolubile e invincibile è ciò che non rende l’amore una parola meramente astratta. “Dio non poteva essere ovunque, perciò ha creato le madri” che, come pure ombre attaccate ai nostri passi, custodiscono la cosa più importante: non la propria vita ma quella del proprio figlio. È difficile parlare di madri se non lo si è, perché è un significato che si apprende appieno solo quando lo si vive sulla propria pelle, ma figli… quello lo siamo tutti. Una madre può essere descritta attraverso gli occhi di un figlio, il quale ha visto la madre non vacillare mai, lottare ogni giorno per un suo sorriso, improvvisarsi e rinnovarsi per dargli il miglior futuro possibile, attraverso quegli occhi che la vedranno sempre come la donna più bella del mondo. Ho ascoltato racconti di grandi madri che intessono legami fatti di fitte trame resistenti persino alle lame più taglienti. Mi sono state regalate storie di madri che hanno vestito il loro figlio con l’unico ma resistente cappotto che potevano realizzare: loro stesse, il loro corpo come scudo da ogni pericolo. Non vi sono banchi dietro cui studiare il ruolo di madre, è la natura che impara da sé, l’istino che regala al figlio l’ambizione di poter essere un giorno come la propria madre. Se questo, dunque, è un legame che non si distrugge non vi sono distanze abbastanza grandi da separare un cordone che lega due anime per sempre. Quando una barca arriva al porto piena di “sognatori di un destino diverso” provati, esausti e spesso in fin di vita mi chiedo quante madri sono rimaste a terra… dall’altra parte del mare. Alcune madri sono lì, con i loro bambini stretti forte tra le braccia come se la forza fosse direttamente proporzionale alla possibilità di salvarli. Sul volto di qualcuna compare una lacrima appena i piedi toccano l’asfalto ma quella lacrima non è per loro: sono riuscite a portare in salvo i loro figli e forse a offrirgli una alternativa.

Sogni… a tutti è data la possibilità di sognare e ogni madre ha il diritto di provare a realizzare quelli del proprio figlio tanto più se quel sogno è scegliere tra la vita e la morte. Ma le madri, quelle che sono rimaste a terra nelle loro case, quelle donne che non sono mai partite, dove hanno nascosto il loro cuore? Me lo domando ogni volta che incrocio lo sguardo di un sedicenne, di un quindicenne che arriva nei “nostri porti sicuri” da solo. Provo a immaginare donne che hanno inghiottito il loro cuore nella parte più buia dello stomaco per non sentirlo battere più talmente forte, recluso in una parte di sé pulsa all’unisono con quello del proprio figlio lontano. E poi loro, quei ragazzi… a volte si aprono e parlano di queste donne dalla pelle consumata dal sole, dal dolore, dalla fatica ma con la forza di un guerriero. Senza ombra di dubbio le donne più belle del mondo per lo sguardo di quei figli innamorati che cercano di descriverne i tratti, i capelli, gli occhi e persino la gestualità. Sono madri che hanno accantonato loro stesse e le loro paure affinché quei figli trovassero ciò che il paese in cui sono nati non è in grado di dargli e da cui non sono più in grado di proteggerli.

HD girls

*Non basta respirare per vivere.
Questi sono i prigionieri della nostra democrazia*
Francesco Malavolta – Ottobre 2015- Gevgelija (Macedonia)

Madri che forse non vedranno più i loro figli e che magari in quelle terre lontane moriranno senza avere più quell’abbraccio così insostituibile. Queste donne però non hanno paura e quando ne hanno non cedono mai, consapevoli che essere madri vuol dire esserlo oltre ogni distanza. Qualcuno di questi ragazzi racconta che da quando sta in Italia riesce a chiamare la mamma una volta ogni tanto al telefono dell’unica persona del villaggio che ne possiede uno, lui esce di casa bussa a casa della madre e le permette di parlare con il figlio. «Mia madre non piange, mi dice di tenere duro e che devo pensare alla mia felicità», queste sono le parole che la forza di una madre riesce a tirare fuori anche davanti alla disperazione. Ma gli occhi del figlio celano preoccupazione perché non sanno se le bombe stavolta colpiranno la sua casa e se lui potrà mai tornare in quel villaggio, in quella casa con il profumo del cibo della sua mamma e con quella voce che è l’unica in grado di fermare un pianto tormentato. Mi sono state regalate storie di donne che non si arrendono, capaci di attendere anche tre anni che il figlio riuscisse ad attraversare il deserto da solo prima di trovare una barca che lo conducesse verso il “nuovo mondo” e in quella interminabile attesa trovare la forza nella speranza di concedere al proprio figlio una seconda vita.

Tenerlo stretto a sé e rischiare di vederlo morire sotto le bombe o inseguire il sogno di una vita dignitosa? Solo una madre può trovare la forza di dare una risposta. Ho sentito madri chiamare altre madri in Italia per ringraziarle delle cure donate al proprio figlio, ringraziarle di essere madri al posto loro e di dare al proprio figlio quello che loro lì non avrebbero mai potuto donargli… Madri che vedono la parte più importante di se stesse allontanarsi verso luoghi che non conoscono e continuano a coltivare il proprio amore superando ogni confine. Ci sono madri che hanno avuto il coraggio di dire al figlio «non tornare a casa, resta dove sei, lì almeno non ti uccideranno». Ci sono madri, poi, che nonostante tutto insegnano ancora ai propri figli che siamo tutti uguali che nessuno li giudicherà per il colore della propria pelle, madri che insegnano ad avere fiducia negli uomini. Gli sguardi che ho incrociato mi hanno insegnato che non esistono chilometri che una madre non possa attraversare, mari in tempesta che non possa sfidare, tempo che non possa attendere, solitudini che non possa colmare, dolori che non possa assopire.

La mia vita, quella forse fin troppo fortunata, mi ha poi insegnato che l’amore di una madre è “il più presuntuoso” di tutti, schiaffeggia persino la morte diventando un legame di mera perfezione.

Grazie in particolare a Yacob, Jeremy e Doumbia per avermi regalato pezzi di storie di madri oltre ogni distanza.

di Claudia La Ferla

 

 

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