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Ecco come alcuni giovani decidono di salvare chi si trova in pericolo in mare mentre l’Europa fallisce

[…] Ho conosciuto Sahra qualche mese fa mentre riempivamo migliaia di bicchieri d’acqua e li distribuivamo in giro giorno e notte fra i rifugiati senza tetto che cercavamo di indirizzare verso abitazioni private. A volte ci sedevamo per una sigaretta e quando eravamo molto stanche, ci chiedevamo come avremmo potuto donare più umanità a questo mondo. Sahra ha 20 anni, io 33 ma non ha nessuna importanza perché crediamo negli stessi ideali. Poi una volta mi ha telefonato e mi ha detto “Jule, ho in mente una cosa. Prendiamoci un caffè”. E quindi qualche giorno dopo me la trovo seduta di fronte e mi spiega che con altre persone ha fondato una associazione che intende comprare una grande nave con cui salvare le persone in pericolo in mezzo al mare. “Vogliamo metter fine all’indifferenza di fronte alla gente che muore”, mi ha spiegato. Il mio primo pensiero: Mica è così facile. Il secondo pensiero: Ma perché no? Perché non può succedere che dei ragazzi riescano a metter su la somma necessaria, formare un equipaggio, parlare con l’UE, il mondo della politica e le forze armate e si piazzino in mezzo al mare per salvare chi ha bisogno? Ricordo benissimo come mi batteva il cuore mentre realizzavo che Sahra era serissima.

Se lo stato non fa nulla, chi dovrebbe intervenire?

[…] Mi siedo ad una scrivania vuota e ho una sfilza infinita di domande. Jakob va via perché ha altri appuntamenti. Mi spiega che l’opinione generale è che nessuno possa fare qualcosa se 800 persone affondano in una sola notte, come avvenuto nell’Aprile 2015 di fronte le coste di Lampedusa. Sicuramente subentra un senso di impotenza e senza dubbio le foto dei bambini annegati scuotono le coscienze, ma poi molti si chiedono: Se lo stato non può fare nulla, chi dovrebbe intervenire? Jakob e gli altri membri non si sono voluti dare per vinti. Nell’estate 2015 Jakob ha preso contatti con una compagnia armatrice di Rostock, in modo da aumentare le conoscenze tecniche sulle operazioni di soccorso in mare da parte di privati e verificare la fattibilità delle proprie idee. Così si sono avviati i contatti con Harald Zindler che vive ad Amburgo e in qualità di membro fondatore di Greenpeace DE ha acquistato e guidato diverse barche. Non è stato particolarmente scettico nei confronti dei piani dei ragazzi: era consapevole che l’impresa sarebbe stata difficile, ma non impossibile e ha contribuito con consigli pratici e non.

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Una questione di cuore

Il tipo di nave –l’olandese Fishtrawler- e l’equipaggio –dal contabile ai macchinisti fino al medico e al radiotelegrafista- sono stati trovati abbastanza velocemente. In totale si alternano due equipaggi fissi di 11 persone con turnazioni di due settimane. Alcuni hanno già esperienza nel settore e parteciperanno a titolo volontario. Alcuni si sono perfino licenziati. Ma per la maggior parte non si tratterà di turnazioni prestabilite, quanto piuttosto di una questione di cuore. Serviranno comunque altri capitani e membri dell’equipaggio (maggiori info alla fine dell’articolo). Se tutto andrà bene, ad Aprile la nave verrà portata dall’Olanda ad Amburgo dove sarà restaurata. A parte una riverniciatura la Fishtrawler verrà equipaggiata con una gru per le scialuppe, vele e serbatoi per l’acqua.

[…] La maggior parte delle emergenze si verifica davanti la Libia, poco fuori le acque territoriali libiche, all’incirca 12 miglia marine dalla costa. La nave di Jugend rettet si occuperà di un’area definita per localizzare chi è in pericolo. In tal caso si prenderebbero contatti con il MRCC – Mediterranean Rescue Coordination Center- che deciderebbe in ultima istanza cosa fare. Di solito ci sono 3 opzioni: 1. Le persone vengono trasferite a bordo e poi condotte presso un porto europeo sicuro; 2. Le persone vengono affidate ad un’altra nave che si dirige verso l’Europa; 3. Si dispongono delle zattere di salvataggio e si attende ulteriore asssistenza, qualora il numero di persone salvate sia elevato. Grazie alla sua superficie la nave di Jugend rettet potrà ospitare fino a 100 migranti. In caso di necessità, Jugend rettet può rimanere operativa tutto l’anno anche con zero gradi.

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Osservare impotenti non può essere la sola reazione alla situazione nel Mediterraneo

La traversata del Mediterraneo è certamente pericolosa, ma per molti è anche la sola via per fuggire. Secondo cifre ufficiali nel 2014 circa 3500 persone avrebbero perso la vita durante la traversata e nel 2015 sono stati anche di più. Nessuno sa esattamente quanti ma i dati non ufficiali relativi alle vittime dicono che sono state molte. Quanti di preciso non lo sa nessuno. Secondo Frontex fino ad un milione di persone hanno osato intraprendere la traversata. La rotta principale nel Mediterraneo rimane quella dalla Libia verso Lampedusa, Malta o la Sardegna. Si stima che le avverse condizioni metereologiche, le imbarcazioni stracariche, la benzina insufficiente e soprattutto materiali inadeguati (come i giubbotti salvagente inservibili) sarebbero fra le principali cause delle tragedie in mare.

Mi sono a lungo occupata della situazione alle frontiere esterne dell’UE, ma Jakob mi mostra delle foto, mi racconta delle storie che sono talmente orribili che vorrei solo piangere come una bambina. Dalla sostituzione di Mare Nostrum con Frontex praticamente non esiste nessuna operazione di salvataggio statale completa. Com’è possibile? Chiedo a Jakob se sia questo il vero motivo che si cela dietro il suo impegno personale.

Già la semplice idea di Jugend rettet mi era piaciuta, ma dopo la conversazione con Jakob sono veramente elettrizzata. Voglio fare qualcosa anche io, voglio cambiare il mondo. […]

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Alla ricerca di un progetto europeo comune per le politiche d’asilo

Nel frattempo Lena si occupa principalmente degli ambasciatori di Jugend Rettet. […] una rete di volontari che organizzano gli incontri in loco, si occupano della stampa e mettono insieme le donazioni. Proprio queste ultime sono un fattore fondamentale per Jugend Rettet dal momento che il progetto si finanzia totalmente con fondi privati. Il primo ostacolo sarà l’acquisto e la messa a punto della nave, ma anche dopo ci saranno comunque i costi per il carburante, il cibo, le attrezzature mediche e la manutenzione.

[..] “Dimostriamo quanto sia importante un progetto europeo condiviso per una politica d’asilo più umana. La nostra nave non rappresenta una soluzione a lungo termine, ma salverà vite umane e farà emergere la domanda: perché dei ragazzi devono assumersi questo compito di loro iniziativa al posto dei governi europei?

«Ma che farete se fallisce?», insinua il mio lato scettico. «Andiamo avanti finché funziona. Semplice, no?», mi risponde Jakob fugando ogni dubbio. […]

Cosa si può fare concretamente […]

  1. Una donazione tramite il sito di Jugend Rettet. O tormentate vostro padre, la vicina di casa o l’amico che fa il compleanno. Ogni singolo centesimo fa la differenza.

  2. Sostenere Jugend rettet direttamente a Berlino o diventando Ambasciatore o Volontario in altri paesi

  3. Siete esperti nel settore della navigazione marittima, avete dimestichezza con le tecniche di navigazione, siete capitano, timoniere, macchinista, medico, ecc? Dateci una mano

  4. Informatevi sulla situazione nel Mediterraneo e alle frontiere della UE. Partecipate alla discussione. Aiutateci a modellare il nostro futuro

  5. Condividi la pagina di Jugend Rettet o questo articolo. You know the deal.

jugend

Traduzione di Maria Grazia Patania

All pictures are taken from the original article in German

Deutscher Artikel hier

Jugend rettet website in English

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