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Oggi la Costa d’Avorio é in lutto, l’Africa é in lutto, il Mondo é in lutto perché è successo un nuovo attentato dopo quello del Mali, del Burkina Faso, della Tunisia. Oggi tocca alla Costa d’Avorio e alla Turchia.

Scrivo questo articolo con molto dolore perché non ce la faccio più a stare in silenzio, scrivo perché non posso andare a fare la guerra contro di loro. Scrivo anche perché scrivere é la mia arma. Il Mondo ha perso troppi esseri umani per colpa della guerra. Basta sangue: oggi ci sono persone che aspettano figli, mogli, mariti e non sanno dove sono.

Questa é una guerra contro la libertà, contro ognuno di noi. Se ci fermiamo un attimo a pensare, potevamo essere noi al posto di quelle vittime perché ormai non c’è un posto davvero sicuro. In questo momento siamo tutti in pericolo e dobbiamo trovare un modo per fermare questa situazione, ma con molta attenzione perché quando sparano i terroristi gridano il nome di Allah. Terrorismo e religione non hanno nulla a che vedere e ve lo dico perché io sono musulmano. Nessun Dio ci direbbe di fare del male e ancora meno di uccidere soprattutto le donne e i bambini che non c’entrano niente.

Facciamo molta attenzione quando parliamo per evitare di ferire le persone (musulmane e non) e sto dicendo così perché quando c’è stato l’attentato a Parigi, appena sono arrivato al lavoro e ho aperto la porta tutti mi guardavano con occhi strani… E poi mi hanno detto “Tu sei quello di Allah” e ho risposto di sì. Erano tutti spaventati e io ho spiegato che essere musulmano non significa essere terrorista. Se ci uniamo tutti, possiamo fermarli anche se non è facile. Non é facile: i terroristi esistono perché qualcuno ci guadagna, sparano perché noi vendiamo loro le armi quindi se guardiamo le cose in faccia i terroristi siamo noi stessi quando fabbrichiamo e vendiamo le armi. In questi casi una cosa sola ha senso: preghiamo per le vittime.

di Doumbia

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Photo Copyright: Francesco Faraci


Questo testo mi è arrivato giorni fa di notte e, come per l’attentato di Parigi, non avevo molto da dire per consolare Doumbia. Più che altro sentivo e sento tutt’ora una enorme vergogna mista a un estremo senso di ingiustizia. Come già detto in altre occasioni, mentre tutti sapevano tutto, io fissavo il soffitto in silenzio. Di una cosa sono certa: concordo con Doumbia nel ribadire che “se guardiamo le cose in faccia i terroristi siamo noi stessi quando fabbrichiamo e vendiamo le armi“. Ma anche quando accettiamo che i nostri diritti diventino privilegi esclusivi elargiti senza giustizia alcuna.

Maria Grazia Patania

 

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