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Signor Presidente del Parlamento Europeo,

Signori e signore rappresentanti dei paesi membri dell’UE,

Distinti invitati,

Con grande speranza e umiltà ricevo oggi il prestigioso premio Sakharov per la libertà di pensiero.

Quest’anno avete celebrato il centesimo anniversario della Prima Guerra Mondiale. Si pensava che sarebbe stata l’ultima guerra e che la civiltà avrebbe infine trionfato. Così non è stato. Trent’anni dopo la follia umana tornò a manifestarsi. In seguito avete scelto la pace e la convivenza all’interno di una società orientata verso la libertà e la prosperità.

In un contesto sempre più insicuro e instabile in cui si moltiplicano i focolai di crisi, specialmente nei paesi confinanti con l’UE, ringrazio di cuore i rappresentanti europei per aver deciso di far luce sulla tragedia che vivono le donne vittime di stupro e violenza sessuale nella parte est della Repubblica democratica del Congo. In un mondo in cui la scala di valori sembra essersi capovolta e in cui la violenza viene banalizzata mentre assume forme sempre più abominevoli, rifiutare di soccombere ad essa vuol dire essere dissidenti. Ponendo l’attenzione mondiale sulla necessità di proteggere le donne durante i conflitti armati, avete deciso di rinunciare all’indifferenza verso una delle catastrofi più gravi della storia moderna. Avete così riaffermato che la soluzione dei conflitti nella regione dei Grandi Laghi insieme alla protezione dei diritti umani e della democrazia sono e restano prioritari nel quadro della politica estera dell’UE. Con questo premio avete deciso di dare visibilità alla lotta delle donne congolesi che continua da oltre 15 anni e avete riconosciuto la sofferenza, il coraggio e la dignità che esse incarnano. […]

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Il corpo delle donne è divenuto un vero e proprio campo di battaglia e lo stupro un’arma di guerra a tutti gli effetti. Le conseguenze sono molteplici e hanno un profondo impatto sulla società: le famiglie si smembrano, il tessuto sociale viene distrutto, le popolazioni civili sono ridotte in schiavitù o costrette all’esilio all’interno di una economia fortemente militarizzata dove la legge dei signori della guerra continua a imporsi a detrimento dello stato di diritto. Si tratta di una strategia di guerra di straordinaria efficacia. […]

In ogni donna violentata io rivedo mia moglie. In ogni madre stuprata io rivedo mia madre. E in ogni bambino violentato io rivedo i miei bambini. […]

Anche un solo caso di stupro è grave e merita un’azione collettiva. Nel mio paese ci sono centinaia di migliaia di donne violentate e altre migliaia di bambini nati in seguito alle violenze. Senza contare le migliaia di morti dovuti ai conflitti. Nel resto del mondo si solleverebbero ondate di indignazione ma nel mio paese quasi passano in sordina: segno desolante di una società traumatizzata dalla troppa violenza, di una società in cui si avverte la mancanza di responsabilità politica e la negazione della nostra stessa umanità.

Signor Presidente, abbiamo dedicato tempo ed energia per rimediare alle conseguenze della violenza. Ora dobbiamo occuparci delle sue cause. Migliaia di testimonianze di vittime ci dicono che il popolo congolese ha sete di pace e giustizia e che aspira al cambiamento. C’è una estrema necessità di agire. […]

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Non esisterà alcuna pace nè alcuno sviluppo economico e sociale senza il rispetto dei diritti umani, senza giustizia per i sopravvissuti e le vittime di stupro, senza un vero risanamento della funzione pubblica e la creazione di meccanismi concreti per promuovere la riconciliazione.

Signor Presidente, i diritti umani non costituiscono solo dei valori fondamentali dell’UE, ma anche i principi ispiratori della sua politica estera attraverso la promozione della pace e dello sviluppo nonché il rafforzamento della democrazia e dello stato di diritto. A nostro umile avviso, è proprio questo il valore che distingue l’UE dagli altri partner politici. Eppure la realpolitik illustra spesso che gli interessi geostrategici ed economici prevalgono sul rispetto dei diritti umani. […]

Il nostro paese è malato, ma insieme ai nostri amici del Parlamento Europeo possiamo curarlo e lo cureremo.


Ho deciso di inaugare la programmazione dei Giorni delle Donne parlando di un uomo: Denis Mukwege, un medico e attivista congolese che ha dedicato la sua vita a riparare le donne vittime di violenza, specialmente sessuale. Il Dottor Mukwege è chiaro nel definire lo stupro sistematico l’arma di una guerra sporca che-ancora una volta- si gioca sul corpo delle donne e della parte più vulnerabile di ogni società. Tuttavia quanto da lui messo in evidenza è vergognosamente vicino ad ognuno di noi. Basti pensare alle migliaia di donne e bambini ammassate in indegni campi profughi ed esposte -col consenso tacito di ciascuno di noi- ad ogni tipo di sopruso. Basti pensare a questa Europa disumana che mostra il suo volto peggiore alle frontiere dove intere famiglie, anziani e minori non accompagnati sono trattati come un unico materiale di scarto senza valore. E’ agli uomini come il dottor Mukwege, alle donne coraggiose che lottano ogni giorno e ai 10.000 (DIECIMILA) minori entrati in Europa per poi svanire nel nulla della nostra indifferenza che bisogna pensare quando si tenta di costruire un mondo migliore.

Qui il Video in francese di cui ho trascritto gli stralci a mio avviso salienti. Questo discorso è stato pronunciato in occasione del conferimento del premio Sakharov 2014 per la libertà di pensiero.

Qui il sito del suo ospedale in Congo

di Maria Grazia Patania

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