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Soggetto e autore Sebastiano Alicata

La Libertà, come platoniana idea vivente nell’Iperuranio, è il desiderio concreto dell’impiegato obbligato alle sue 8 ore di lavoro, della madre che non trova il tempo per ricordarsi di essere anche donna, o dell’adolescente che vorrebbe rincasare un po’ più tardi.

Poi, però, c’è la Libertà concreta di chi sopporta la prigionia vera. Credo che non ci sia sensazione più sgradevole del non sentirsi padroni di se stessi ed essere, invece, costretti a vivere in un mondo che, pur essendo così vasto, ci impone una vita, tutto sommato, parziale. La censura, le imposizioni e le restrizioni che tantissimi cittadini in ogni parte del mondo sono costretti a subire (occidentali compresi), sono quasi ridicole dopo la rivoluzione francese, dopo il muro di Berlino o dopo le manifestazioni femministe. Secoli di lotte per l’indipendenza, durante i quali siamo stati schiacciati da personaggi a cui il benessere del paese interessava solo nella misura in cui serviva a guadagnare consensi e potere, hanno reso il nostro mondo migliore. Ma quale mondo? Se viviamo tutti sotto lo stesso cielo, allora c’è ancora molto da fare affinché chiunque possa sentirsi realmente libero e cittadino del mondo.

Facendo riferimento all’ambito storico-artistico, La Libertà guida il popolo è sicuramente una delle opere più simboliche e coinvolgenti a sostegno della lotta per la Libertà.

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Eugène Delacroix, La Libertà guida il popolo, 1830

Quando, nel 1830, Eugène Delacroix dà vita a questa grande opera, ha assistito ed è stato sostenitore dell’insurrezione di Luglio in Francia, ovvero quella insurrezione avvenuta tra il 26 e il 28 Luglio e culminata con la fine della restaurata monarchia borbonica, di cui è ultimo esponente Carlo X.

Appare subito chiara la scelta del titolo e del soggetto: pur non essendo un episodio reale, Delacroix veste la Libertà con degli abiti da popolana e la rende protagonista del quadro, facendole impugnare, simbolicamente, la bandiera francese, intesa come emblema della lotta del popolo francese, e un fucile di ordinanza.

Si tratta del primo quadro politico della storia della pittura moderna ed è chiaro il suo sostegno per le giornate di Luglio. Pur essendo ambiguo politicamente (così come tutta la “scuola romantica” di cui Delacroix è capo riconosciuto), l’artista accoglie la rivoluzione con entusiasmo, trasportando tale ambiguità nell’opera: a partire dalla figura protagonista che è, allo stesso tempo, una donna che combatte e figura allegorica, ovvero figura tratta dalla realtà ma al contempo “ideale”.

Dopo il realismo inaugurato da Géricault, potremmo dire che Delacroix fa un salto in avanti. Tra l’altro La Zattera di Medusa e Libertà guida il popolo sono solitamente viste in parallelo, proprio per sottolineare dove finisce la “citazione” e inizia la “rivoluzione” artistica.

Delacroix ha visto l’opera dell’amico e l’ha riletta alla luce degli eventi a lui contemporanei, dimostrando un diverso approccio al nuovo tema. Innanzi tutto c’è un chiaro presupposto comune: il riferimento a fatti di storia contemporanea che sconvolgono per la loro drammaticità. E difatti, per Delacroix e per i romantici, la storia non deve essere una guida da seguire, ma è un vero e proprio dramma. Lo dimostrano altre sue opere tra cui Il Massacro di Sciodel 1824, per il quale l’artista fa riferimento al massacro avvenuto in Grecia dopo la ribellione contro il potere ottomano.

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Per capire meglio l’opera di Delacroix, quindi, è necessario il confronto con la Zattera di Géricault: lì abbiamo l’instabilità data dalla zattera, qui invece troviamo la barricata fatta di travi sconnesse; come in Géricault vediamo partire un flusso crescente che culmina con qualcuno che sventola qualcosa, lì uno straccio, qui la bandiera; infine, come nella Zattera, qui troviamo i morti in primo piano (in particolare si vede un chiaro parallelismo tra i due quadri nel pube scoperto del cadavere).

Eppure, oltre le analogie, si riscontrano altrettante differenze che indicano il cambio di rotta: nella Zattera l’attenzione si rivolge verso l’uomo che guarda verso l’orizzonte interno allo stesso quadro e questo porta lo spettatore a guardare nella stessa direzione, guardare lo stesso orizzonte che è speranza di salvezza, ma anche dubbio, ansia e angoscia; questo perché Gericault indica metaforicamente il naufragio della Francia e quindi intende comunicare un senso di sconforto; la Libertà invece è rivolta direttamente verso lo spettatore, facendo sì che egli sia coinvolto nella marcia della donna che diventa figura esortatrice. Delacroix fa del suo quadro l’allegoria della libertà e della patria, dimostrando, quindi, fiducia nei moti rivoluzionari del 1830.

Inoltre, la generazione sconfitta nel quadro di Géricault è una generazione ancora eroica, classica; nel quadro di Delacroix, invece, la lotta coinvolge tutti, nessuno escluso, donne e ragazzini compresi.

Infine, anche la luce ha valenze diverse nei due quadri: Géricault, sulla scia di Caravaggio e Michelangelo, rendeva i corpi fortemente modellati; Delacroix li avvolge in un’atmosfera fumosa e li caratterizza sulla scia di Rubens e Van Dyck. Con Delacroix si attenua la tensione plastico-lumistica e il colore si libera per diventare alone o dissolvenza.

Per concludere il reale motivo per cui Delacroix riprende lo schema di Géricault è, fondamentalmente, per correggerlo, per rompere definitivamente con gli schemi classici, rompere con l’antico, e proiettarsi verso il presente.

Non a caso Baudelaire lo definisce “pittore del proprio tempo”: Delacroix vive l’arte con passione e genialità, partecipando attivamente alla realtà sociale.

Guardando oggi il quadro di Delacroix, si potrebbe immaginare di sostituire la bandiera impugnata dalla donna/libertà con un qualunque altro oggetto simbolico con cui un gruppo di persone si identifica, mentre, in merito al fucile, credo che sarebbe auspicabile un mondo in cui non si debba ricorrere alle armi per ottenere il riconoscimento della libertà di opinione, di religione e di espressione in qualunque paese; vorrei poter credere in un mondo in cui il dialogo l’unica scelta possibile.

Eppure, così come esistono casi di lotta non armata, ciò non toglie che è sempre più pressante la sensazione di repressione e sottomissione che moltissimi cittadini devono subire da parte del più forte. Senza andare troppo lontano nel tempo basta pensare alla Turchia, quando nel 2013, si è ribellata al governo autoritario di Erdoğan, con l’occupazione del parco di Gezi.

gezi

Proprio in quella occasione una foto di Augusto Pieroni ha fatto il giro del mondo ed è stata ribattezzata dal web – proprio per l’esplicito richiamo all’opera di Delacroix, – “Il Popolo guida la libertà”.

La somiglianza tra la tela e lo scatto è sorprendente, ma a mio avviso appare evidente una differenza fondamentale: anziché il fucile del quadro, mi sembra molto eloquente ed altrettanto straordinario il gesto che compie la ragazza con le mani, simboleggiando la pace.

E’ quasi un miracolo oggi poter cercare di ottenere i propri diritti tramite manifestazioni non armate. Soprattutto noi occidentali, che ci definiamo società democratiche, dovremmo ricordare più spesso che davvero è possibile che il popolo unito possa rovesciare i potenti e garantire una società migliore alle generazioni future, ma soprattutto non dovremmo erigerci a “padroni” di ciò che non ci appartiene.

Noi siamo i nipoti e i figli di coloro che ci hanno permesso di essere annoiati per le nostre 8 ore di lavoro, di chi oggi ci permette di essere donne che lavorano e al contempo di crescere i figli, di chi ci ha insegnato che non importa quanto il potere faccia paura, perché il cambiamento in meglio è possibile.

Se qualcuno ha fatto per noi tutto questo, credo che sia nostro dovere fare altrettanto oggi, affinché non solo i nostri figli, ma tutto il genere umano, possa togliere alla Libertà il suo aspetto ideale e vederla, finalmente, nella sua dimensione reale.

di Alessia Alicata

Io e tutti noi del Collettivo vogliamo unirci al cordoglio della famiglia di Giulio Regeni, brutalmente assassinato in Egitto in circostanze non ancora chiarite. Non so se sapere il motivo potrà dare un minimo di sollievo a tutti coloro che hanno perso una persona cara. So che 30 anni sono troppo pochi per lasciare questo mondo e che un episodio del genere fa solo più orrore per aver toccato un ragazzo così giovane. E’ proprio per questo che TUTTI, ognuno con i propri carismi, dovremmo combattere per un mondo migliore. Perché figli, madri, padri e fratelli non debbano mai provare un dolore come questo.

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