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Si è conclusa ieri la nostra prima prova tecnica di programmazione. Siamo soddisfatti di esserci dati delle regole –in via del tutto eccezionale- per celebrare l’importanza della memoria.

Siamo andati oltre le nostre aspettative e nessuno di noi immaginava così tante visualizzazioni. Soprattutto non ci aspettavamo di entrare in sordina nelle scuole, di essere letti da adolescenti e nonni, da studenti e professori.

Ci sono stati dissensi e complimenti: la variopinta tavolozza della Vita, insomma. Il senso del nostro ricordare l’Olocausto e del nostro voler costruire un parallelismo con quello che abbiamo definito “Olocausto del Mare” risiede nel desiderio di mantenere alta la guardia.

Sono la stessa cosa? Non sono la stessa cosa? Abbiamo sminuito i due fenomeni? Ognuno trovi la sua risposta. A ben vedere, se tutto scorre, tutto muta. Tuttavia, le vittime sono vittime e in ogni epoca chi tace e volge lo sguardo altrove, è complice tanto quanto chi compie i crimini. Chi arroga per sè diritti che nega ad altri, non è più innocente di un qualunque Eichmann. Che in fondo –come sapientemente ci ricorda Hannah Arendt- non era altro che un omuncolo, un burattino della burocrazia.

Alle frontiere della nostra Fortezza Europa muoiono ogni giorno donne, uomini e bambini in cerca di una protezione che continuiamo a negar loro deliberatamente. Una emorragia costante che proviamo ad arginare elargendo fondi a paesi dal discutibile senso del diritto, permettendo ad altri di costruire muri contro le persone nell’Europa del libero scambio delle merci, consentendo ad altri ancora di depredare i profughi dei pochi beni rimasti dopo le estorsioni dei trafficanti (che NOI rimpinguiamo rifiutando l’apertura di canali umanitari ufficiali) e di violare il diritto al ricongiungimento familiare. Stime ufficiali dicono che 10.000 minori non accompagnati registrati al loro ingresso in Europa non sarebbero attualmente rintracciabili. 10.000 fra bambini e adolescenti sono svaniti nel nulla. Spariti. Quando cerchiamo colpevoli o responsabili, accendiamo la luce e guardiamoci allo specchio. E la sera, mentre rimbocchiamo le coperte ai nostri figli e ci rifugiamo nella quiete delle nostre case, pensiamo a loro.

La testimonianza di Yacob è stata la più letta e condivisa: questa è l’unica cosa importante. E siamo orgogliosi che lui sia con noi, che stia crescendo, che sviluppi opinioni e coltivi un senso critico autonomo. Soprattutto siamo orgogliosi di costruire Pace insieme. Perchè la Pace è come l’Amore: non si dice, si fa.

Malavolta

Grazie a Francesco Malavolta per averci accompagnati in questi giorni con la sua foto qui sopra.

di Maria Grazia Patania

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