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IV

siamo ancora sulla porta
in ogni spinta
carne e ossa

come quel tuo essere colonna

imperturbabile e controvento

mentre oggi è questo essere spietato
che buca il petto con spine di rose
(muoverei mare e monti per
riaverti dentro, come un segreto
che ripetere a memoria)

***

V

mi lamento della notte
questa lunga lama che arriva alla gola
– io, particola di luna
nella minuziosa assenza che tempesta
la parola di ricordi

(che sia fame o altro sangue
che non circola
non mi resterà null’altro che
lacrime)

***

VI

nera la veste
ogni granello ha il nome della tua carne

tutto questo ha un volo
che mi rende martire
e chiedo perdono tre volte

per tutte le volte
che non ti ho parlato all’orecchio

***

VII

mantengo il lume della ragione
anche ora
che gli anni maturano per sottrazione
dove il dondolo spezza l’aria
e la schiena
(non ti volevo angelo alla mia destra)

***

VIII

vorrei ancora questo tuo farti bene
leccare le lacrime che partorivi a notte fonda

quando eri più debole e raccoglievi
ogni dolore mettendolo sul comodino
abbracciandomi stretta
con un bacio sulla nuca
ripetendo il tuo amore

Da Luctum (cute quod caret)
Ad Amelia e a mia madre

di Antonella Taravella

Quando qualcuno di caro va via, lascia questa terra, tutto quello che è legato a questa persona ti circola intorno, ti entra nel sangue, ti abita. Ricordi ogni attimo, ogni respiro, ogni gesto e ti accorgi che prima tutto questo non lo notavi, passava oltre, era una routine qualcosa che passava. La memoria è qualcosa che non si addormenterà mai, è lì nell’ombra, ma vive e respira e ti riporta sempre chi ami.

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