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Di Emilio Ajovalasit

Con Emilio Ajovalasit, Aurelia Alonge Profeta, Preziosa Salatino

http://www.teatroatlante.com

Chi nasce in un’Isola lo sa benissimo: il mare ti circonda, ti avvolge, ti stringe a sé e ti separa dal resto del Mondo. E questa consapevolezza è stata fatta propria anche dai più di 130.000 migranti che hanno raggiunto le coste europee nell’ultimo anno e dalle oltre 2000 vittime di quella che è stata definita “la rotta più letale del mondo“: la traversata del Mediterraneo.

Delle loro esistenza, presenza, vita, si ha immediata prontezza non appena si volge lo sguardo verso la scenografia essenziale, ma non per questo non intensa, dello spettacolo: vestiti; vestiti ovunque; vestiti stesi; vestiti appartenuti a chi ha affrontato il mare; vestiti restituiti dal mare; vestiti raccolti da chi, quotidianamente, sta in attesa dell’AVVISTAMENTO.

E una volta avvistati, la procedura di accoglienza da attuare è complessa, standardizzata, distaccata, asettica. Ma come si può rimanere indifferenti davanti a tale tragedia? Nonostante l’atteggiamento da automa di uno dei personaggi dello spettacolo, il tumulto interiore è immane ed esplode davanti al rinvenimento del corpo di una donna, davanti alla lettura dell’ultimo sms trasudante speranza e amore, mai inviato.

vestiti

Uno spettacolo teatrale che si snoda su due piani. Da una parte ci siamo Noi, rappresentati dai tre personaggi in divisa, comodamente confortati dalle (in)certezze che la nostra società ci dà, legati ad atteggiamenti freddi e matematici. Dall’altra parte “Gli Altri”. Uomini, donne, bambini e le misere tracce del loro esserci. E poi Lui, il Mare. Enorme distesa di acqua salata che “ti parla se sai ascoltarlo“, maestoso, potente, prepotente, che con i suoi umori può decidere della vita e della morte quasi fosse una novella Parca. Il mare, la nuova frontiera da scrutare, sorvegliare, proteggere.

Deserto d’acqua racchiude in sé storie di chi ha raggiunto la terra ferma e di chi, invece, è stato inghiottito dal mare ispirandosi a “Il deserto dei Tartari” di Buzzati. Storie drammatiche, reali, quotidiane, sapientemente intrecciate fra loro lungo il filo conduttore dell’accoglienza del diverso.

Non è facile mettere per iscritto le emozioni provate, il dolore sordo che trafigge alla vista della piccola camiciola bianca, immacolata come la vita che l’abitava. Uno spettacolo che va visto e rivisto, interiorizzato e metabolizzato, uno spettacolo così intenso da togliere il fiato.

blinded

di Simona D´Alessi

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