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Non credo di conoscere nessuna altra città in cui il senso della vita è così forte. Forse perché è altrettanto forte il senso della morte. Solo a Palermo il protagonista capisce come vivere il presente”.

Wim Wenders

Sono queste le parole che riecheggiano nella mia mente dopo aver visitato la mostra fotografica dal titolo, fortemente e volutamente provocatorio, “La Palermo degli ultimi” allestita in maniera magistrale nella galleria di uno dei più bei teatri panormiti.

La mostra consta di sessanta foto, metà in bianco e nero, quelle di Francesco Faraci, e metà a colori, quelle di Giacomo d’Aguanno, che rappresentano la perfetta fusione di due sguardi fotografici che ai più potrebbero apparire lontani anni luce.

Da una parte c’è la Palermo di D’Aguanno, una città immobile nel suo degrado, solitaria, derelitta, irrimediabilmente compromessa. Dall’altra parte ci sono i sorrisi, la gioia, la felicità, la voglia di vivere di chi abita in quei luoghi abbandonati al loro triste destino da una società che vuole essere cieca.

La periferia è l’anello di congiunzione fra questi due fotografi così diversi eppure così uguali; una periferia che va amata, apprezzata e riabilitata. Nelle loro foto si intravedono scorci dell’Albergheria, di Romagnolo, del quartiere del Capo ovvero di quelle periferie palermitane, vero fulcro della città, dove coesistono diverse etnie, religioni, lingue e dove “gli ultimi” non smetteranno mai di nutrire la speranza di un riscatto sociale. Ma chi sono effettivamente gli Ultimi?

Sono i ragazzi che osservano la città dalla terrazza di un palazzo nobiliare decadente? Sono gli abitanti di quella casa rossa che, solitaria, si erge dalla folta e disordinata vegetazione? E’ quel lattante i cui grandi e penetranti occhi neri sembrano leggerti dentro? O siamo noi tutti che viviamo quotidianamente in questa realtà eppure rimaniamo immobili?

di Simona D’Alessi (che ci ha anche gentilmente inviato le foto)

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Fondazione Ignazio Buttitta

La Palermo degli Ultimi. Mostra fotografica di Giacomo D’Aguanno e Francesco Faraci.

A cura di Monica Modica.

Teatro Garibaldi alla Kalsa, Palermo.

18 Dicembre 2015 – 18 Gennaio 2016

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Questa recensione di Simona è arrivata come un regalo, una sorpresa. Mi viene più difficile del solito dire qualcosa di sensato perché Palermo, Simona e Francesco  hanno un posto speciale nel mio cuore. Palermo è dal 2003 la mia città amatissima. Mai mi sono sentita così strappata come quando sono andata via da lì. Francesco invece l’ho conosciuto quando tornai da Bonn per la seconda volta nel maggio 2014 con l’idea di fare delle interviste ai ragazzi ospiti di un centro di prima accoglienza. E una amica comune ci mise in contatto. Lui si precipitò e vivemmo una esperienza -per me- indimenticabile. La volta seguente venne anche Simona che è una delle prime fan e sostenitrici del Collettivo Antigone. Da allora non ci siamo mai persi e, anzi, a breve speriamo di ospitare qui le foto di Francesco. E chissà… Magari anche le sue parole un giorno. In ogni caso, ci auguriamo di camminare insieme.

di Maria Grazia Patania

 

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