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*Convinced that all peoples have an inalienable right to complete freedom, the exercise of their sovereignty and the integrity of their national territory […]

-The subjection of peoples to alien subjugation, domination and exploitation constitutes a denial of fundamental human rights, is contrary to the Charter of the United Nations and is an impediment to the promotion of world peace and co-operation.
All peoples have the right to self-determination; by virtue of that right they freely determine their political status and freely pursue their economic, social and cultural development.*

Questa la teoria e i principi sanciti dagli stati aderenti alle Nazioni Unite: parole al vento, parrebbe.

Se nella teoria tutti i popoli hanno diritto ad auto-determinarsi seguendo le proprie inclinazioni e senza subire alcuna pressione, nella pratica il dio denaro e le armi dettano legge. Le vite delle persone oscillano sullo scacchiere dei potenti e contano poco rispetto ai barili di petrolio e agli interessi economici. É umiliante ascoltare il dibattito sui profughi (persone che scappano dalla guerra o da estrema povertà) perchéverte tutto su due assi: quanto ci costano e entro quanto diventeranno terroristi pronti a distruggere questa civiltà?

Alla prima domanda, non riesco a rispondere perche´non ho idea di quanto valga una vita umana. In petroldollari o in euro.

Alla seconda mi chiedo: ma di quale civiltà parliamo?

Quella che in nome della religione ha devastato intere popolazioni spacciando una vaga salvezza ultraterrena al prezzo di una indiscutibile distruzione terrena? Quella in cui ogni giorno le donne vengono uccise –spesso da familiari- nel silenzio generale interrotto per elargire sentenze sulla altrui barbarie? Quella che fa le file per l ultimo modello di telefonino ma non scende in piazza a manifestare alcun dissenso rispetto alla situazione in cui versa? Quella che discute di profughi senza aver parlato nemmeno con uno di loro? Quella che chiude musei, cinema e teatri e apre centri commerciali?

 

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Quello che ci manca davvero é il rispetto. E lo sguardo curioso verso gli altri. Viviamo imprigionati in questo insopportabile bipolarismo in cui riconosciamo “buoni” e “cattivi” in base alla loro adesione ai NOSTRI valori. E per sentirci nel giusto, sminuiamo l´altro talvolta privandolo dei connotati umani, ma descrivendolo come una creatura ferina, subumana (espediente vecchio e rimasticato molte volte nella storia). E quindi le tribù amazzoniche sono “selvagge” e vanno “civilizzate”. Incuranti che questa nostra “civilizzazione” non sia congeniale alla loro natura. Incuranti del fatto che non édetto che tutti troveranno la felicità acquistando l´ultima invenzione tecnologica o vedendosi disboscare casa in nome di un progresso da cui nemmeno trarranno beneficio. Incuranti del fatto che con/dividiamo la stessa Terra e che non basti organizzare un summit patinato nel cuore dell´Europa in subbuglio per risolvere le catastrofi ambientali che ci aspettano.

*[i popoli amazzonici] li abbiamo colpiti molto, ma non sono vinti. Adesso sappiamo che è una atrocità voler portare il progresso, voler modernizzare un popolo primitivo. Cosi, semplicemente, lo si elimina. Non commettiamo questo delitto, lasciamoli con le loro frecce e le loro piume e i loro perizoma. Se ti avvicini a loro e li osservi, con rispetto e con un po´ di simpatia, ti accorgi che non é giusto chiamarli barbari o arretrati. Per l´ambiente in cui si trovano, per le circostanze in cui vivono, la loro cultura é sufficiente. E inoltre hanno una conoscenza profonda e sottile di cose che noi abbiamo dimenticato. Il rapporto fra l’uomo e la natura, per esempio. Fra l´uomo e l´albero, fra l´uomo e l´uccello, fra l´uomo e il fiume, fra l´uomo e la terra, fra l´uomo e il cielo. Fra l´uomo e Dio, anche. Quell´armonia che esiste fra loro e quelle cose noi non sappiamo neppure cosa sia perchél´abbiamo infranta per sempre*

[Mario Vargas Llosa, Il narratore ambulante, Einaudi]

 

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La nostra tracotanza ci sta rendendo ciechi e sta restringendo il nostro mondo al piccolo orto privato dove tutto deve scorrere secondo i nostri ritmi e i nostri piani. La Terra va manipolata per dare più frutti e creare eccessi perversi che contrappongono obesità a malnutrizione, spreco a scarsità estrema. A seconda di dove nasciamo. Le creature della Terra devono obbedire alla nostra voracità di consumo e chiunque si opponga deve essere eliminato. Abbiamo inventato raffinate strategie di mistificazione del nemico che creiamo e distruggiamo a nostro piacimento. Siamo abituati a considerare terrorista chi attacca noi con azioni violente e spettacolari che ci lasciano sgomenti perché intaccano la nostra quotidianità tutta da preservare. Ma chi/cosa siamo noi per loro? Ci siamo mai chiesti cosa abbiamo significato per le vittime delle nostre democraticissime bombe? Bombe che, fra l’altro, come un branco di conigli ben addestrati ed equipaggiati, sganciamo dall’alto. La morte che esportiamo per le sue vittime non ha volto. E dunque l’oggetto della vendetta, il nemico diventiamo tutti noi occidentali i quali -se non direttamente colpevoli- ci trinceriamo in un irresponsabile silenzio-assenso. Come non smette di ricordare Gino Strada, noi cultori dei diritti umani da manuale continuiamo a disseminare nel mondo piccoli pappagalli verdi che i bambini scambiano per giocattoli prima di restare uccisi o sfregiati. Non abbiamo mai pensato a quanto noi siamo terroristi nei confronti di chi ora ci attacca. Non abbiamo mai voluto valutare fino in fondo le conseguenze della violenza che crea un infinito gioco di specchi moltiplicandosi senza fine.

*Questo non è relativismo. Voglio solo dire che il terrorismo, come modo di usare la violenza, può esprimersi in varie forme, a volte anche economiche, e che sarà difficile arrivare ad una definizione comune del nemico da debellare*

[Tiziano Terzani, Lettere contro la guerra, Tea Libri]

 

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Per me il nostro vero nemico siamo noi stessi. La nostra ottusità, la nostra arroganza e la nostra ignoranza. Pretendiamo davvero di essere considerati “civili” e “superiori” quando spendiamo sfacciate somme di denaro per costruire armi e bombardare fantasmi invece di costruire scuole e ospedali? Finché la cultura del denaro mortifero prevarrà sul desiderio di conoscenza e il rispetto per ogni forma di Vita che popola questo pianeta, personalmente non vedo grandi speranze di salvezza.

di Maria Grazia Patania


Le foto sono tutte del fotografo Sebastiao Salgado che col suo lavoro ha documentato principalmente un estremo amore per le creature che incontrava e che costituiscono Il Sale della Terra. “Siamo animali molto feroci. Siamo animali terribili, noi umani“, si rammaricava.

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