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Abderrahmane Sissako è uno dei registi più significativi e riconoscibili degli ultimi anni. Ha vissuto molto fuori dal suo paese ottenendo una formazione ibrida e complessa: vive a Parigi da quando aveva circa ventidue anni, fondamentali sono anche i sei anni vissuti a Mosca. Nato nel ’61 da madre mauritana e padre maliano, mantiene un forte legame proprio con il Mali poiché qui ha vissuto la sua infanzia e proprio qui gira una perla della sua filmografia: La vie sur terre. La componente legata alla vita fuori dal suo paese è un elemento costitutivo della sua poetica filmica a partire dal film October fino a film come La vie sur terre e Timbuktu. La vie sur terre (1998) è il suo primo lungometraggio, su commissione, che si colloca all’interno del progetto “Il millennio visto da…”. È girato in Mali nel dialetto qui più diffuso, il bambara. Il forte legame, quasi viscerale, con il Mali viene fuori soprattutto in un suo film fondamentale: Bamako, capitale del Mali, evidenziando un forte elemento identitario.

bamako

È un film svolta perché presuppone una nuova coscienza sociale e politica che lavora su due livelli: uno politico-ideologico e uno intimistico-poetico. Ambientato dentro un cortile, mette in scena il processo contro il Fondo monetario internazionale e la Banca mondiale. È un processo dal forte impatto empatico grazie alla tecnica della mise en scène in cui i testimoni prendono parola mentre il cortile continua la sua quotidianità. Sissako, all’interno di questo film, opera una scelta forte: affida il discorso più importante ad Aminata Traorè, con cui tra l’altro si può far coincidere il punto di vista dello stesso Sissako. Aminata Traorè è una scrittrice, intellettuale maliana, politicamente attiva e molto famosa in Africa. È stata Ministro per la cultura che, vista l’esperienza fallimentare di governo, ha deciso di proseguire la sua vita operando un ruolo di militanza attiva. Un’altra sequenza fondamentale, forse la più forte del film, è quella legata alla figura del griot. Nella cultura di alcuni popoli dell’Africa Occidentale, il griot (termine francese) è un poeta e cantore che svolge il ruolo di conservare la tradizione orale degli antenati e, in alcuni contesti storici pre-coloniali, aveva anche il ruolo di interprete ed ambasciatore. Questa figura ha ancora una propria funzione nelle comunità dei paesi dell’Africa occidentale sub-sahariana (Mali, Gambia, Guinea, Senegal e Burkina Faso). La scelta fondamentale che opera Sissako è tanto di natura stilistica/emozionale, quanto di natura narrativa/comunicativa: il griot assiste di lato in silenzio a tutto il processo, improvvisamente però prende la parola in un “discorso” che Sissako decide di non tradurre. È un canto, un grido di una potenza tale da far credere al regista che non vi sia bisogno di alcun sottotitolo. Riesce comunque ad essere universale nella sua potenza.

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Questo film ci fa capire l’evoluzione della filmografia di Sissako, facendo sempre perno su un punto di vista riconoscibile: la forte soggettività che rimane presente anche quando, in film come questo, viene fuori una pregnante componente politica. Proprio in questa spirale evolutiva risulta fondamentale la lezione di Aimè Césaire, pensatore e poeta dell’anticoloniale, che Sissako decide di citare sia in Bamako che ne La vie sur terre, attraverso la frase: “Con l’orecchio incollato a terra ho sentito passare il domani”. Bamako pone Sissako all’interno del dibattito sull’economia mondiale, poiché ciò che appare fondamentale nella sua “ideologia di rappresentazione” non è la supremazia di elementi di autorappresentazione, quanto piuttosto di un discorso che vede l’Africa come un’urgenza da porre al centro dell’economia internazionale.

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Intervista ad Aminata Traore

di Claudia La Ferla


Apprendiamo con estremo dolore dell’ennesimo, inutile ed evitabile naufragio a largo delle coste greche. Nuovi morti di speranza, fra cui un neonato e una bambina di 5 anni trovata adesso ma probabilmente deceduta giorni fa. Potranno finire le nostre lacrime, potrà finire la rabbia e forse subentrare la stanchezza. Ma non cesserà mai la nostra ferma speranza in un mondo meno crudele ed ingiusto. Possiate trovare in cielo la Pace che vi abbiamo negato su questa terra.

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