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Tra gli anni ’60 e ’70 si afferma una cinematografia forte: quella del Mali. Lo stato, che ebbe un governo socialista dal 1960 al 1968, comprese le potenzialità di comunicazione espresse dal cinema e investì nel nuovo settore creando una serie di organismi destinati a migliorarne il funzionamento. Quelli che diventeranno i registi maliani più quotati hanno la possibilità di studiare nell’Europa dell’Est, a Mosca (come Souleymane Cissé, Djibril Kouyaté, Kalifa Dienta e inserisco anche Abderrahmane Sissako di padre maliano) o a Berlino Est (come Issa Falabra Traoré).

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Immagine presa dal web e tratta dal film Waati

Il loro è uno sguardo diretto ai problemi sociali, all’interno di una delle cinematografie più politiche dell’Africa sub-sahariana. Vengono mostrate variazioni sui temi ricorrenti – la condizione della donna, l’educazione, il rapporto e lo scontro fra le classi e tra città e campagna – facendo spesso ricorso a generi quali il melodramma, il western, il gangster. Alcuni registi delle origini fanno un cinema che si contamina curiosamente tra il realismo delle inquadrature e la trasformazione delle stesse in un artificio sbilanciato, producendo una confusione visiva, uno sguardo scomposto.

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Immagine presa dal web e tratta dal film Waati

Uno dei più alti contributi alla cinematografia del Mali arriva da Souleymane Cissé, cineasta, fotografo, proiezionista che ha realizzato i primi cortometraggi, film di studio e di diploma in Unione Sovietica. Il centro delle sue opere sono i conflitti e gli scontri fra i custodi della tradizione e chi vorrebbe aprirsi a un dialogo meno arcaico. Oltre a Yeelen – La luce, suo film fondamentale è Waati che rappresenta non solo uno dei grandi film degli anni ’90 ma soprattutto un film da cui ripartire.

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Il regista maliano si muove sempre più nel continente, nelle perlustrazione delle sue condizioni e dei suoi desideri. Waati è un ambizioso kolossal nel tempo e nello spazio, un film-viaggio che si compie per tappe: dal Sudafrica dell’apartheid al Sahara per poi concludersi nel Sudafrica del rinnovamento e dell’avvio verso la democrazia. Film dal respiro cosmico che si apre alla contaminazione e allo spostamento, per ricercare fuori dai limiti geografici (in questo caso del Mali) il senso dell’esistere, la necessità del confronto. In Waati riaffiorano elementi da sempre presenti nelle opere di Cissé: la condizione femminile, la lotta di classe, lo scontro fra generazioni e culture.

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Immagine presa dal web e tratta dal film Waati

Spettatrice e attrice privilegiata è la donna. Infatti, tutti gli avvenimenti che compongono questo melodramma politico sono filtrati attraverso gli occhi della protagonista Nandi durante le sue diverse età: bambina durante gli anni della repressione razzista degli afrikaner, dove nel racconto coesistono il crudo realismo e la favola; adolescente e adulta in fuga e in viaggio, studentessa e giovane donna che deve mettere in gioco la propria vita spingendosi fino alle zone più aride e distrutte dalla siccità del Sahel. Nandi è dotata di poteri magici: è in grado di ipnotizzare con il suo sguardo in modo da superare gli ostacoli e procedere nel suo percorso della conoscenza.

In molti film del Mali si incontrano intensi ritratti di donne, anche se forse quello di Nandi rimane uno dei personaggi femminili più belli della storia del cinema maliano.
Se si schiudesse lo sguardo al di là dei margini “delle nostre mura di casa” si scoprirebbe un mondo che parla una lingua universale: il linguaggio dell’arte e la supremazia dell’emozione. Il cinema africano rimane un mondo al quale tutt’oggi non ci si accosta facilmente, poiché il “terzo cinema” non restituisce le stesse sensazioni da luna park dell’industria hollywoodiana. Se si scende un attimo dalla giostra e si accantonano i giochi di effetti speciali, si scopre la poeticità di un mondo che attraverso l’emozione veicola il senso verso elevati livelli espressivi.

In margine a questo articolo vorrei fare un ringraziamento particolare ad uno studioso di cinema e cultura africana a cui devo molto in termini di cultura, arricchimento e passione: Leonardo De Franceschi. Consiglio i suoi studi e i suoi approfondimenti sulla materia e i siti internet da lui curati.

di Claudia La Ferla


Del Mali avevamo parlato anche tramite la storia di un carissimo amico incontrato poco dopo il suo sbarco in Sicilia: Doumbia, il giagante buono che ha sempre una parola di conforto e un sorriso per tutti. Youba, che finalmente -un passo dopo l´altro- sta realizzando il suo sogno de “jouer au ballon”.

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