Tag

, , , , ,

Angye Marcela Gaona è nata a Bucaramanga, Colombia nel 1980. Nonostante la sua giovane età è molto attiva sia negli ambienti culturali che in quelli dell’impegno civile, sociale e politico del suo paese. Per cinque anni è stata membro del comitato organizzatore del Festival Internazionale di Poesia di Medellin. Nel 2001 ha organizzato la prima Esposizione di Poesia Sperimentale. Coltiva la passione per la scultura e per il giornalismo radiofonico. Nella sua città svolge un’intensa attività di promozione del valore della poesia. Sue poesie sono state inserite in pubblicazioni cartacee ed elettroniche, tra cui un’antologia di nuove voci della poesia colombiana, pubblicata dall’Università di Monterrey (Messico). Nascimiento Volàtil, edito nel 2009, è il suo primo volume di poesia, uscito in Colombia con le illustrazioni di Natalia Rendón, nell’anno in cui ha partecipato all’Incontro Internazionale di Surrealismo contemporaneo intitolato La Soglia Segreta, svoltosi a Santiago del Cile; evento definito come la più importante esibizione mai realizzata dal movimento surrealista in Sudamerica. Nel 2010 ha composto il poema sperimantale Los Hijos del viento (I figli del vento), parzialmente tradotto in catalano, francese e portoghese.

La storia di Angye, madre di una bambina di sei anni, appartiene a quella delle tante donne che decidono di non accettare la violenza, le ingiustizie sociali, e quelle forme di democrazia che servono solo a mascherare una corruzione dilagante. Angye denuncia tutto questo, nel paese dei narcos, battendosi per una nuova riforma universitaria e sostenendo, con la sua poesia e con le sue azioni e proteste, migliaia di prigionieri politici. Viene arrestata sul confine con il Venezuela, dove si era recata per presentare I figli del vento, con l’accusa di narcotraffico. Dall’inizio di gennaio fino al 20 maggio del 2011 diventa lei stessa uno degli oltre 7.500 (secondo alcune fonti) tra uomini e donne detenuti nelle carceri della Colombia di Juan Manuel Santos Calderón. Mentre vince il Festival Metropolitano delle Arti “Mire”, viene rilasciata per assenza di prove, ma i capi di accusa non cadono, inizia così per lei la libertà vigilata in attesa di giudizio. La giustizia colombiana è lenta e sembra fare tutto il possibile per mortificare gli accusati. Il 23 gennaio 2012 inizia infatti il processo, che viene però fissato a Cartagena, a 800km da Bucaramanga, città in cui vivono la sua famiglia e tutti gli amici. L’accusa che viene fatta ad Angye, e ad altri tre amici arrestati insieme a lei, è quella di concorso aggravato in associazione a delinquere finalizzato al narcotraffico e alla rivolta, e il rischio che corre è quello di dover passare i prossimi venti anni in un carcere. Recentemente il suo avvocato ha denunciato il taglio dei testimoni imposto dal Tribunale di Cartagena. Con l’inizio del processo sono partite alcune campagne di protesta e mobilitazioni cui hanno aderito numerosi artisti, negli Stati Uniti, in Francia e dal 2012 anche in Italia grazie alla sensibilità del Movimento Artisti e Poeti Dal Sottosuolo. Nel 2012 è stata invitata a partecipare all’Esposizione Internazionale Surrealismo 2012, in Pennsylvania (USA), ma la sua situazione giudiziaria fa sì che se dovesse lasciare la Colombia, secondo la legge di alcuni paesi (tra cui gli Stati Uniti e l’Europa) potrebbe scattare un mandato di cattura internazionale. Nel marzo 2012 la rivista francese La voix des autres le ha dedicato un intero dossier in più lingue. In seguito è stata selezionata per il secondo volume della Revolutionary Poets Brigade, curato da Jack Hirschman e Agneta Falk, di prossima pubblicazione. Nell’ ottobre 2012 è uscito in Italia “NASCITA VOLATILE” il primo libro di poesie tradotto in italiano, a cura della Thauma Edizioni, traduzione di Andrea Garbin.

an

Foto presa dal web

***

Da – Los hijos del viento

(Il dado)

Mi cucio il petto
Con sei nodi
E si aprono
Sei porte al vento

Varco sei porte
Faccio tintinnare la chiave
Rivelo la traccia degli amati esseri
Che mancano

Chiamo ad alta voce
L’albero perduto
L’amore non sarà un odore estinto

Mi cucio il petto
Apro la mia porta
Per porre la mia domanda
E fare largo al vento
Su vivi e morti

*

(Lo specchio)

In fondo a ogni ferita
C’è un specchio infiammabile

Uno specchio brucia le maschere
Corrode la pietra Fino a rivelare
Qualcosa di prossimo all’anima:

La traccia d’oro
Gettata nel fiume
Della ferita

*

(La porta)

Sotto / attraversando la cintura della terra/ c’è una porta che solo martiri e viaggiatori conoscono/ il cui potere consiste nel non muoversi quando il panico/ non gridare attraversando il tunnel/ o quando la luce che passa come un filo e divora i pezzi, le membra, gli animi//

sotto il visibile/ c’è una frangia che si allontana dall’infinito/ e vuole tornare al finito per essere percepita/ si appende pelli di pietra o voci di muro/ e si stabilisce da questa parte/ osando sussurri in orecchie addormentate/ prima dell’alba//

sotto agli archi/ un messaggio che viene da quella frangia/ s’impadronisce del desiderio e chiama/ usando una voce d’altri tempi/ invita ad attraversare la cintola in entrambi i sensi/ e in quel frangente la porta/ per una volta rimane aperta//

è quando si rivelano le note della canzone/ che una voce lascia aderire alla voce / “il giorno che mi amerai”/ si apre la comprensione:/ il pezzo che manca: l’amore/ nuovamente ascoltato, in transito nella ferita.

*

(La speranza nell’attesa)

Verrà la tua mano
Risolverà l’inganno che separò
La corrente di luce della corrente d’ombra
Si unirà un’ala all’altra
Senza ferite

Verranno i tuoi segni e scoprirà il tuo cuore
le porte dell’innocenza preservate
allo splendore nell’oscurità silenziosa

verrà la tua bocca e prenderà i frutti
della sete all’entrata delle grotte
accanto al vento silenzioso
verrà il tuo nome a questo canto
popolerà con le sue sillabe la casa gelida
accenderà il forno che
tutto cambia

*

“Il giorno che mi amerai” canto

Posseduta da un’aria comune
In cima alla rupe
E sono un figlio che aspetta alla finestra
Un padre che muore prima del tempo
La madre che non amò la madre
“Il giorno che mi amerai”
Che dovrà arrivare passati i giorni
Canto sotto terremoto e valanga
mi sgretolo pietra dopo pietra
Sono un paese svicolato sotto il fiume
Senza conoscere il giorno e tacendo
“Il giorno che mi amerai”
La musica stagnante del campo
165 mila morti che cantano
Numero esatto
“Il giorno che mi amerai”
Gli alberi negati
Il fiume interminabile della ferita
Portato dal vento fino al canto
“Il giorno che mi amerai”
Risuona una voce sorda
Nelle crepe aperte
Della terra estinta

*

(L’innocenza conosce solo l’amore)

Un odore estinto ritorna al petto
Dal fondo rinasce l’albero perduto.

A un’ora precisa si aprono le porte
Si libera l’unica canzone

Tornerà l’amore
rivelerà d’aver fatto di ogni ferita una pietra

Sul vento,
L’amore non sarà un odore estinto
Varcherà le porte
Fino a ritornare al petto
Farà risuonare la canzone

*

da – Nascita volatile

Quello che chiedo

La mia fame non è soltanto sua, madre.
La mia fame è quella di milioni
e la Terra non conserva i semi
in magazzini sotto chiave e con allarme;
la Terra non ha telecamere che monitorino il mare
né gendarmi che catturino i macellai.
Lei non vende il suo abbraccio, signora.
è necessario liberare il latte che sgorga dietro il reticolato;
aprire la dispensa,
che corrano l’aria e i bambini;
uscire in strada, alzare le braccia,
che il Sole alimenti queste ossa, madre;
le stesse che l’umile Terra
alla fine dovrà divorare.

*

Sud

La strada sogna che porta al mare
mentre ascende al vulcano
o attraversa la grande palude.

La strada al bordo dell’oceano
ricorda la neve e la cecità,
il segreto della laguna,
lo sproloquio della giungla.

La memoria della strada è nomade:
transitano i ricordi in qualunque senso del tempo,
portano più in qua, più in là.

La strada raccoglie aromi svaniti,
lascia utensili dimenticati accanto a sguardi spezzati,
contiene addii che molteplici
si rifrangono nel retrovisore.

Occasionalmente la strada ritorna
portando con sé
il paesaggio l’età l’impronta.

*

Riunione

Siamo luce quando ci riuniamo
in questi ed altri tempi,
in segreto e senza dire molto
intuiamo il cammino del fuggiasco
e cantiamo con gioia,
danziamo: preambolo di guerra
è il nostro carnevale, portiamo
musica sotto la ruana.
Siamo àgape:
piccolo circolo di amanti.
Dalla caverna ci chiama il fuoco:
selvaggio, accende la nostra torcia.
Siamo fiamma,
anteprima del Sole,
ancora nascosto in questa notte fredda:
pantano, dove coltiviamo la luce
quando stiamo insieme.

*

Canyon interiore

Seguo il cammino dello sterno,
cerco l’origine della sete,
vado verso il fondo di un canyon dalle pareti argentate
solide grazie al tempo,
mobili quando l’alluvione,
durante l’infanzia, era glaciale.
Raccolgo le piccole radici del pensiero.
Le accollo alla mia schiena escoriata
insieme al rozzo oblio da me cadente.
Si affacciano
da piccole grotte,
gli indizi del dolore;
veloci eludono gli sguardi
e tornano a occultarsi nella pelle del canyon.
Inscritte nelle pareti,
le coordinate indecifrabili
del raggio preistorico
che forma il mio volto.
Tempo della profondità,
tempo senza sillaba,
quando sono soltanto un suono
in transito verso l’affanno.
Cerco una sorgente
dove immergere la domanda legata alla mia storia.
Cerco la vita neonata
e scovo la sete.
Seguo il sentiero dello sterno.

***

Aggiornamento su Angye Gaona in data 18 novembre 2015: è in uscita nuovo libro “Comentario sobre el caracter radical” e per chi fosse interessato a “Nascita Volatile” può richiedere il libro tramite l’indirizzo mail della Thauma: info@movimentodalsottosuolo.com

articolo a cura di Antonella Taravella
selezione testi e intraduzione di Valeria Raimondi

Annunci