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Terrorismo L’uso di violenza illegittima, finalizzata a incutere terrore nei membri di una collettività organizzata e a destabilizzarne o restaurarne l’ordine, mediante azioni quali attentati, rapimenti, dirottamenti di aerei e simili. [Enciclopedia Treccani]

E’ difficile restare lucidi sotto l´assedio del terrore mediatico dopo il terribile venerdì 13 di questo Novembre 2015. E’ difficile digerire il colpo degli attentati al cuore dell´Europa. Meno complicato è invece ignorare i morti di Beirut: musulmani, lontani e francamente quasi liberatori. Non degne di bandierine, candeline e preghierine anche le carneficine quotidiane in luoghi poco rilevanti quali Yemen, Siria, Nigeria, Libia, Palestina e via dicendo.

Nemmeno la morte ci unisce e rende tutti uguali. Nemmeno la morte ci impone silenzio. Nemmeno la morte ferma le lingue e suscita riflessione. Coi corpi ancora caldi già tutti sapevano tutto: motivazioni, condanne, soluzioni e predizioni. Nemmeno il tempo di capire quanti fossero i morti che partivano le campagne elettorali (insieme al tipico bestiario delle grandi occasioni) nella veste di crociate contro i “tagliagole” islamici. Dopo di che, in perfetto stile profezia autoavverantesi, arrivano le acclamate bombe francesi. E la mattanza continua non sazia del sangue coloniale sparso per secoli.

Tuttavia mentre la maggior parte sa già tutto, io fisso il soffitto e non so niente. Mi chiedo solo se avrei il coraggio di farmi esplodere. No.

È venerdì sera: sono giovanissimi gli attentatori e i loro coetanei nati dalla parte giusta del mondo si preparano per uscire con gli amici o andare in discoteca. Loro no. Loro imbracciano le armi e si preparano ad uccidere morendo. Io mi chiedo come abbiamo potuto permettere che succedesse. Dove abbiamo sbagliato. Come si accetta che una creatura di questa terra trovi la morte più attraente della vita che le offriamo. In qualche squallida periferia dove si ammassano gli scarti delle nostre (vane)glorie coloniali e gli avanzi dei nostri saccheggi, le creature che rigettiamo covano odio e ira. Lasciate da tutti noi nella precarietà esistenziale della loro condizione di emarginate diventano facile preda di burattinai senza scrupoli che offrono facili consolazioni, ma soprattutto appartenenza identitaria. Quella stessa appartenenza che NOI neghiamo loro.

Il terrorismo lo generiamo NOI ogni giorno. Siamo tutti complici. Per la nostra vita agiata ed egoista. Per la nostra rinuncia a capire e comprendere. Per la nostra accettazione di slogan facili e soluzioni sbrigative. E ci trasformiamo NOI STESSI in terroristi.

Malavolta 1

*Potrebbe essere vostro figlio, vostro fratello, il figlio di un vostro amico. Non è nulla di tutto ciò, è semplicemente figlio delle nostre bombe.
F.Malavolta –
— a Mitilene*

Quando puntiamo il dito senza sapere. Quando taciamo la verità e scegliamo il quieto vivere a discapito della giustizia. Quando sottostiamo alla barbarie lessicale che pretestuosamente distingue profughi e migranti economici. Quando dimentichiamo il diritto inalienabile di ciascuno a cercare una vita migliore. Quando per NOI stessi rivendichiamo a gran voce diritti, sicurezze e incolumità che neghiamo agli altri. Quando ci indigniamo per le proteste degli ospiti dei centri di accoglienza che rifiutano il cibo scadente, considerandoli meno del nostro animale domestico. Quando non costruiamo pace, bensì muri e pregiudizi. Quando definiamo “eroi” quelli che impugnano le armi rinunciando alla propria capacità critica e ”facinorosi” gli studenti che vogliono vedersi garantito il diritto a una istruzione libera e di qualità.

E quindi probabilmente sono colpevole anche io. Quando sono troppo stanca per chiamare Y. dopo una giornata di lavoro, pur consapevole della differenza che questo può fare nella sua giornata. Quando non racconto la vera situazione di M. che dopo mesi in un centro con la spazzatura e il cibo scaduto, ha subìto un ennesimo trasferimento in un posto “dove ci sono degli animali piccolini neri che di notte quando dormo mi pungono”. Quando taccio che molti ragazzi hanno visto il primo dentista insieme a me. Quando non racconto la soddisfazione e la gioia della mia famiglia che invita per il caffè i nostri nuovi amici così posso vederli su skype.  Quando non smonto le menzogne imbevute di ignoranza di chi parla di alberghi e lussi per i “clandestini”.

Malavolta 2

Mentre in molti sapevano tutto e proponevano risolutorie strategie guerrafondaie, io scrivevo ai miei amici, colpevoli SOLTANTO di essere arrivati per miracolo su un barcone, di appartenere alla religione che gli ignoranti etichettano come «terrorista» e di voler vivere. E provo una sconfinata vergogna per la semplice appartenenza a questa umanità malata.

Smettiamola con le scorciatoie becere e ragioniamo con onestà sulle NOSTRE colpe e mancanze. Mettiamo da parte la tracotanza e la superbia di sentirci superiori, apriamo le porte, usciamo dalla caverna, muoviamoci per sentire finalmente le catene che restando immobili non avvertiremmo nemmeno. Scegliamo la tenerezza e proviamo ad essere artefici di un mondo dove ciascuna Vita è preziosa. Rendiamoci infine cittadini liberi e responsabili del proprio destino chiedendoci cosa NOI, ciascuno di NOI, possa fare per migliorare il mondo che condividiamo. Non rimaniamo in balìa delle decisioni altrui, soprattutto politiche: annusando l’odore del sangue gli sciacalli affilano sempre le zanne per affondarle nelle nostre paure. Restiamo lucidi, restiamo umani!

di Maria Grazia Patania


Le foto e il commento alla prima delle due sono anche in questo caso di Francesco Malavolta. Lo avevamo già incontrato qui e il suo sito web vale sicuramente una visita. Ho scelto le sue foto perché ignorare la realtà che emerge dal suo lavoro significa ignorare il dolore di migliaia di persone innocenti. E’ in gioco la nostra umanità, siamo in gioco tutti. E il suo lavoro non smette di ricordarcelo.

Come mi ha detto una persona saggia: “Taccio perchè intuisco che quel che sappiamo realmente è solo la punta di un iceberg, che questo è un gioco di (pre)potenti, che le vittime siamo tutti gli altri: cattolici di Parigi, musulmani di Beirut, atei di Roma. In effetti quello che mi chiedo è: a che gioco stiamo giocando? E qual è lo scopo del gioco?

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