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*In nome della Repubblica Austriaca è stata ancorata la prima piattaforma di salvataggio*

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Così viene annunciato in un post su fb corredato di foto il primo passo verso quella che ci auguriamo sia una nuova fase nell’esodo umano a cui stiamo assistendo. Il Zentrum für Politische Schönheit (di cui avevamo trattato qui e qui e ancora qui) torna con una nuova campagna di sensibilizzazione sul tema riguardante i rifugiati e la loro accoglienza. Consapevole dello scandaloso silenzio istituzionale, dell’imbarazzante inazione dell´Europa e della portata storica di quanto avviene ogni giorno a tutte le frontiere della Fortezza Europa decide di agire. E lo fa lanciando un video promozionale in cui apparentemente l’Austria annuncia la costruzione di un ponte che unisca Africa e Sicilia in modo da porre fine alle morti insensate nel Mediterraneo. Progetto ambizioso e dettagliatamente esposto quello del Jean-Monnet Brücke, che dovrebbe essere avviato nel 2017 e terminato nel 2030, di cui non si trovano molte tracce sulla stampa tedesca e men che meno internazionale. Finzione, realtà? Mera campagna artistica o effettiva progettualità?

Il Zentrum lascia spesso domande in sospeso, ma altrettanto spesso agisce praticamente.

Come ha fatto ieri a Licata dal cui porto -dopo tre giorni di ritardo a causa delle avverse condizioni climatiche- è partita alle 6:30 del mattino la prima piattaforma di salvataggio battente bandiera austriaca. La piattaforma si chiama Aylan 1 per ricordare il bimbo siriano il cui corpo senza vita rinvenuto sulla spiaggia ha superficialmente e brevemente commosso il mondo. Ma la commozione, si sa, svanisce presto e da sola non basta. Quindi ora Aylan rivive nei 6m x 6m della piattaforma intesa come punto di salvezza per circa 60 persone che qui troverebbero viveri, acqua, medicinali e mezzi per comunicare. La piattaforma è alimentata con dei pannelli solari e può esistere grazie ad una raccolta fondi che ha come obiettivo (già superato) il raggiungimento di 19.600€: solo nelle prime 4 ore di raccolta fondi circa 90 persone avevano donato un totale di 2.400€. In un commento è stato anche sottolineato che da un punto di vista meramente economico, la presenza delle piattaforme costera´ meno dei salvataggi di emergenza che impiegano circa 200.000€ ogni mese.

Le piattaforme dovrebbero moltiplicarsi nel Mar Mediterraneo fino ad arrivare a 1000 unita´ e rappresentare il primo vero punto fermo in una a-politica di non-accoglienza che va alla deriva col suo carico di intolleranza. La voce del video -pretestuosamente attribuita al neo-eletto coordinatore austriaco per i rifugiati Christian Konrad- spiega chiaramente che il ponte non dovrebbe solo salvare chi arriva dall´altra sponda del mare. Ma noi stessi, l´Europa e gli Europei: una win-win Situation. “Forse non riusciremo a salvare tutto il mondo, ma sicuramente potremo salvare molte persone […] L’Austria è un paese piccolo dalle risorse limitate, ma per noi la risorsa principale resta l´UMANITA’ che noi possiamo e dobbiamo utilizzare in questo momento storico. Trasformiamo la Fortezza Europa in una casa dalle porte aperte“.

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Simbolicamente il ponte ci riporta alle origini del nobile progetto europeo: Jean Monnet fu uno dei padri fondatori di quell’Europa scomparsa e fondata su solidarietà, condivisione, integrazione, pace come aspirazione da perseguire. Pilastri franati sotto il peso costante della propaganda razzista rimpolpata quotidianamente dalla nostra stessa ignoranza e da arrivisti senza scrupoli. Pilastri franati sotto il rimpicciolirsi delle nostre prospettive di cittadini globali bloccati nel piccolo orto dell’egoistica sopravvivenza quotidiana. Pilastri distutti dalla nostra miopia superficiale che non si interroga, che non chiede, che non cerca cause ma fluttua sul mare di menzogne spersonalizzanti che ci vengono propinate incessantemente.

Il ponte, oltre a unire virtualmente due continenti nel nobile proposito di salvare vite umane, unisce la memoria di quello che avremmo voluto essere ai tempi di Jeann Monnet e l´evidenza di ciò che siamo diventati con un numero tendente a infinito di Aylan che nell´impotente indifferenza perdono la vita morendo di speranza. Spesso senza nome. Spesso senza tomba. Spesso senza lacrime.

Aylan rivive nel mare che lo ha cullato nel suo addio alla terra e con lui rivive la mia -la nostra- speranza di un ritorno all’umanità che abbiamo dimenticato. La speranza che quei 6m in mezzo al mare salvino vite e ancorino per sempre questa finzione artistica alla memoria storica di un gesto nobile in un mare di vergogna. Come sottolineato dall’attivista e direttore artistico del ZPS “La piattaforma non salverà soltanto centinaia di migliaia di vite umane, ma costituirà nei secoli un monumento alla umanità europea. L’Utopia è un’arma“.

Così il Collettivo Antigone ricorda il 3 Ottobre 2013: con un inno alla Vita. Non dimentichiamoci dei defunti, ma soprattutto non trascuriamo i vivi.

di Maria Grazia Patania


Pictures are taken from the ZPS FB Page and all credits are reserved

Di seguito alcuni riferimenti in italiano

http://video.repubblica.it/edizione/palermo/migranti-la-provocazione-austriaca-un-ponte-tra-sicilia-e-tunisia/213578/212750

http://www.cafebabel.it/societa/articolo/attivismo-spettacolare-un-ponte-tra-lafrica-e-leuropa.html

http://palermo.repubblica.it/cronaca/2015/10/03/news/strage_di_lampedusa_due_anni_dopo_mattarella_quei_morti_hanno_risvegliato_le_coscienze_d_europa_-124216775/

Di seguito alcune delle fonti consultate

http://www.rettung-europas.de/

http://www.rbb-online.de/politik/thema/fluechtlinge/berlin/2015/10/plattform-mittelmeer-zfps.html

http://jetzt.sueddeutsche.de/texte/anzeigen/594598/Die-230-Kilometer-lange-Fluechtlingsbruecke

Qui il link per le donazioni https://www.indiegogo.com/projects/die-brucke-retten-wir-europas-humanitat#/story

http://www.rbb-online.de/politik/beitrag/2015/09/bruecke-nordafrika-europa-mittelmeer-zps.html

Qui altre foto relative a Aylan 1 https://www.facebook.com/politische.schoenheit?fref=ts

https://www.youtube.com/watch?v=FA-0Yrid9jg

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