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L’Uruguay potrebbe dar da mangiare a 50 milioni di persone. La notizia non è recente ma risale al settembre 2014 quando El País ne parla in un dettagliato articolo, a sua volta ripreso dalla sezione America Latina della FAO. L’Uruguay ha poco più di 3 milioni di abitanti ed una superficie di 176.215 km². Possiede una economia prevalentemente basata su agricoltura e allevamento e grazie all’ex Presidente Mujica e al suo Ministro dell’Agricoltura, Pesca e Allevamento Aguerre (riconfermato anche dal nuovo governo attualmente in carica) nel 2010 ha iniziato la trasformazione in “paese agro-intelligente”.

La rivoluzione verde era stata annunciata da Mujica nel suo discorso di insediamento, vero gioiello di retorica politica lungimirante sotto ogni aspetto. Appena eletto presidente degli Uruguayani, Mujica ha subito dichiarato le sue intenzioni di aumentare la consapevolezza generale sulle questioni ambientali e di farlo cercando di risolvere le contraddizioni esistenti fra protezione ambientale e espansione produttiva. Mujica non cela le sue preoccupazioni riguardo i campanelli d’allarme esistenti nè tace sul ruolo centrale del governo come guida e principale responsabile affinché si adottino le politiche giuste. Si spinge addirittura a dire che probabilmente il governo dovrà rinunciare ad alcune promesse produttive per scegliere la sostenibilità e la tutela ambientali. Di fatto l’Uruguay –piccolo ed incastonato fra giganti- ha fatto delle scelte energetiche coraggiose tra cui vale la pena ricordare il No all’energia prodotta a poco prezzo dal carbone. Mujica ha preferito pagare costi 3 volte più alti per gli approviggionamenti ma non piegarsi alle logiche di distruzione ambientale.

Ma in cosa consiste davvero l’agro-intelligenza?

L’espressione indica la gestione sapiente e oculata delle risorse naturali del paese. Tale gestione deve necessariamente essere sviluppata con tappe dal diverso arco temporale nonché controllata in modo capillare dal governo stesso. Il Ministro Aguerre ha affermato di far riferimento a “lo sviluppo tramite politiche differenziate per l’agricoltura familiare e con una ottica di adattamento al cambiamento climatico insieme alla costruzione di competenze per la gestione dei terreni”. Detto altrimenti: sviluppo sostenibile ed equo. Sostenibile perché scevro da metodi aggressivi/distruttivi nei confronti dell’ambiente. Equo perché tramite il Sistema de Información Ganadera, gestito direttamente dallo stato, tutti hanno accesso alle stesse risorse e agli stessi mezzi di commercializzazione del bestiame che possiedono. L’intento è quello di non penalizzare le realtà familiari e i piccoli allevatori risolvendo contemporaneamente il problema della sicurezza alimentare dal momento che il sistema sovracitato permette di tracciare un capo di bestiame dalla sua nascita fino alla eventuale vendita.

La nozione di agro-intelligenza implica anche un utilizzo più efficiente delle risorse già messe in campo e una capillare pianificazione delle colture da parte dei produttori. Ciascun produttore agrario è obbligato a presentare –tramite un sistema interamente informatizzato dal governo- un piano di rotazione delle colture che garantisca la tutela dei nutrienti necessari presenti nel terreno ed evitarne la erosione. Erosione che stava estremamente a cuore a Mujica. Andando sul sito della Presidencia si trova un seminario –risalente al 2012– mirato a esporre il programma Erosión 6.0 incaricato di “calcolare l’erosione generata dai vari sistema di gestione e sviluppato in funzione dell’equazione universale di perdita del suolo (USLE-RUSLE)”. Una volta definiti i parametri, il sistema di controllo è affidato ai satelliti che monitoreranno il suolo uruguayano verificandone l’integrità.

L’Uruguay tramite le scelte coraggiose dell’ex Presidente Mujica e del Ministro Aguerre ha molto da insegnare a ciascuno di noi e a ciascun paese sia in termini di risolutezza, sia in termini pratici di modelli da seguire. Il Presidente Mujica da sempre ha riconosciuto l’Uruguay come paese fortemente dipendente dalla natura che quindi va valorizzata e non mutilata. La centralità della rivoluzione agricola per Mujica si traduce anche con giustizia sociale, uguali possibilità per tutti, ripartizioni di diritti e benessere a impatto zero (o quasi).

Chiudo con una frase emblematica pronunciata appunto dal Ministro Tabaré:  “I contadini e gli allevatori devono essere tali perché vogliono esserlo e non perché sono nati in campagna”.

Questo articolo è stato scritto nel luglio 2014 dopo lunghe ricerche, la cui esattezza non ho modo di verificare con mano. Una visione totalmente diversa ci viene offerta dai nostri compagni di viaggio del progetto Alterrative. Il loro articolo sull’Uruguay di Mujica “smonta” le tesi ottimistiche del mio ma offre una prospettiva diversa, occhi nuovi e critici per guardare al problema. Resta da capire se le falle dipendano dal normale assestamento che necessitano i cambiamenti oppure da errori strutturali o cattiva fede nel portar avanti la rivoluzione verde uruguayana. In ogni caso, la pluralità di opinioni è il miglior strumento per conoscere e capire.

di Maria Grazia Patania


Sono vegetariana dal gennaio 2014 e ritengo la rinuncia al consumo di carne un indispensabile atto di civiltà. Pertanto non mi trovo perfettamente a mio agio parlando di metodi di allevamento e capi di bestiame. Tuttavia ritengo valida la politica intrapresa dall’Uruguay che sta insegnando il rispetto della terra e dei suoi abitanti con gradualità. Intervistato più volte sull’argomento Mujica ha ribadito che consuma molta carne e che lo stesso fanno i suoi concittadini per cui si sentirebbe ridicolo a vietarne la produzione o stigmatizzarne il consumo senza accompagnare la consapevolezza personale. Pepe è perfettamente consapevole dei danni degli allevamenti intensivi, motivo per cui ha deciso di spingere verso una direzione sostenibile. Eticamente, personalmente, politicamente e ambientalmente.

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