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Una visita ad Aliano, le immagini trasmesse dai telegiornali di bambini, donne ed uomini terrorizzati ed esausti dopo mesi di viaggio in condizioni disumane, una conversazione con una carissima amica, la “mia” idea nasceva così il 20 maggio di quest’anno.
Lo scorso agosto ho avuto la fortuna di trascorrere due settimane nella bellissima regione della Basilicata, una terra dal suolo arido ma piena di vita, ricca di quei paesini che amo definire “fantasma”. Uno tra tutti, il Comune di Aliano (MT), che ospitò Carlo Levi e che è stato restaurato reinvestendo le royalties dei giacimenti petroliferi della regione e riportandolo al suo vecchio splendore. Peccato che nessuno ci abiti però. Secondo i dati ISTAT, la popolazione di questo bellissimo paesino (1.029 nel 2015) che ha una superficie di 98,41 km2, nel biennio 2013/14 è diminuita, rispettivamente, del 2,07% e del 1,15% con un misero +2 di iscrizioni per la residenza di cittadini provenienti da altri paesi.
Tornata a casa, ho ascoltato impotente i fiumi di parole vomitati in televisione e sui giornali da politici, opinionisti, giornalisti e cittadini italiani accecati dall’odio e dalla miseria e mi sono chiesta perché invece di sedersi di fronte ad una telecamera per puntare il dito contro gli avversari politici e per inneggiare ad odio e xenofobia, non si proponessero soluzioni realistiche ed efficaci.


Incredula e delusa da un così banale ma oramai consueto opportunismo, ne ho parlato con una delle tante amiche, sempre disposte ad ascoltare ogni mio sfogo. Lei è siciliana, nata e cresciuta ad Augusta, un comune di poco più di 36.000 abitanti in provincia di Siracusa. Augusta con il suo porto è una delle principali destinazioni di approdo per le migliaia di immigrati che sbarcano ogni giorno in Sicilia. Lei come tanti altri volontari è stata in prima linea nel preparare e coordinare la macchina dell’accoglienza. Ha conosciuto molti di quei ragazzi scampati al mare, alcuni poco più che bambini. Non sono solo un’immagine sul giornale o in televisione, non sono un dato o una percentuale ma esseri umani proprio come lei, come me. Le parole sono belle, mi ha detto, ma contano le azioni. Mi ha raccontato cose che non ho mai letto sui giornali né sentito in televisione, mi ha parlato di quelle coppie anziane, i cui figli si sono trasferiti nelle grandi città, che hanno aperto la loro casa a giovani con gli occhi pieni di paura ma anche di speranza. Mi ha detto come una parte della popolazione sia rinata, unita e solidale con i sopravvissuti del Mediterraneo circondata da sterili ostracismi che non meritano troppa attenzione. Augusta – un comune che solo nel 2011 ha visto un incremento della popolazione del 4,59% con 85 iscrizioni alla residenza di cittadini non italiani (dati ISTAT) nello stesso anno – non chiacchiera, fa. O almeno ci prova con le risorse cha ha o che inventa.
Così nasce l’idea ed il cerchio si chiude: perché non trasferire coloro che arrivano in Italia in questi paesini “fantasma”, perché non dare loro la possibilità di avere una casa e un lavoro dignitoso per ricostruirsi una vita? Perché non unire il nostro desiderio di far rinascere le zone più belle e remote dell’Italia, abbandonate e decadenti, al desiderio di vivere di questi sopravvissuti. Perché è solo questo quello che vogliono: vivere dignitosamente.
La maggior parte degli immigrati viene mandata in alberghi o strutture poco idonee a lunghe permanenze: soldi mal gestiti. Questi uomini, donne e bambini trascorrono giornate interminabili senza imparare né migliorare la loro condizione. Non è per questo che hanno rischiato la morte, non è così che li aiutiamo.
Allo stesso tempo, questi piccolissimi comuni sempre più disabitati, con l’andare degli anni, finiranno per scomparire completamente. Gli italiani vanno all’estero non in campagna, le persone che arrivano da noi, invece, spesso hanno già esperienza nel settore agricolo o edile e, soprattutto, sono desiderose di costruire il loro futuro.
Non ci sono i soldi, si dice. Non è vero, ci sono, basta saperli gestire guidati dal buonsenso. Il Sindaco di Riace, Domenico Lucano, da anni gestisce i progetti del Sistema di protezione per rifugiati e richiedenti asilo. Questo Sindaco ha dimostrato come con pochi soldi ben gestiti, onestà e voglia di fare si possa realizzare quella che ora so non essere solo una mia idea. Le case abbandonate sono state date a famiglie di rifugiati e richiedenti asilo, le cantine dismesse sono state trasformate in laboratori per l’artigianato, i bambini hanno riempito le aule delle scuole e gli uomini hanno contribuito a mantenere le campagne. Si può fare! Non finisce qui, ho personalmente contattato il Sindaco Lucano chiedendogli alcune informazioni utili ad estendere il suo progetto in altre regioni italiane. Attendo fiduciosa una sua risposta positiva e propositiva che possa dare il via ad una joint venture comunale.
Questo “fenomeno”, così lo chiamano, il “fenomeno dell’immigrazione illegale”, nasce nel 1492, data nota a tutti come la “conquista dell’America”. Sui barconi non c’erano siriani, etiopi, libici ecc. ma cittadini europei che scappavano dalla guerra alla ricerca di una terra dove poter vivere con dignità. Su quelle navi c’erano i nostri avi, uomini, donne e bambini che speravano in futuro migliore. Non riesco proprio a spiegarmi perché lo abbiamo dimenticato, proprio noi italiani. Cos’è successo? Non posso essere l’unica nipote che ha avuto la fortuna di avere nonni che raccontavano del terrore, della dittatura, della fuga e della lotta per la sopravvivenza. Guardo con sospetto le innumerevoli pubblicità italiane e non che chiedono di aiutare il Nepal massacrato dal terremoto, i numerosi messaggi su facebook di amici europei che generosamente donano soldi alle ONG che si occupando della ricostruzione di quel paese ma che, nel contempo, razionalmente e freddamente ignorano le centinaia di morti nel nostro Mediterraneo, nel nostro continente Europa. Mi spaventano i Paesi che rispondono al cimitero del Mediterraneo ricostruendo quelle mura e quei confini che sono costati la morte dei nostri avi. “Vi aiutiamo se non venite qui” questo è il messaggio che si percepisce. La mia speranza è che nasca una nuova coscienza. È un puro caso che su quei barconi non ci sono io con la mia famiglia, che sia io quella che guarda “impotente” seduta comodamente dietro un pc mentre cadono le bombe e migliaia di persone muoiono ogni giorno. Qualche tempo fa ho visto una bellissima fotografia di una donna (forse una volontaria della Croce Rossa) che stringeva tra le braccia un bambino, quello che mi ha colpito sono le sue parole “Come si spiega a un bambino che è nato dalla parte sbagliata del mare“. Come si spiega agli europei che è una pura coincidenza?

di Francesca Colantuoni

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