Tag

, , , ,

langhe021

EN

Un proverbio cinese del 645 a. C. dice:

Se fai piani per un anno, semina grano
Se fai piani per un decennio, semina alberi
Se fai piani per la vita, forma ed educa le persone.

Che bella parola, educare: trarre fuori. Far emergere le buone inclinazioni dell’animo umano a scapito della brutalità propria della natura animale.

In uno stato di diritto la scuola si fa carico dell’educazione portando a galla il talento e le buone inclinazioni di ognuno.
Ho avuto la fortuna di incontrare molti insegnanti preparati e appassionati, primi i miei genitori, ma ce n’è uno che merita una menzione speciale in quanto mio insegnante nel senso scolastico del termine.
Il professore di italiano del liceo, G. V.: l’uomo che mi ha tramandato il piacere di cogliere le sfumature nelle scelte linguistiche di un autore permettendomi di comprendere, non solo il testo in questione, bensì l’universo da cui proviene.
Mi chiedo per quanti G. V. ci sia posto nella nuova scuola.

Ritengo sia fondamentale riuscire a sfruttare la forza delle parole per cercare di mettere in moto la macchina dell’educazione.
Il termine che meno apprezzo è, senza dubbio, omertà perché tradisce tutte le altre privandole del diritto di nascita. Viceversa, credo che la parola più bella sia empatia che non significa stare accanto all’altro, schierarsi dalla sua parte. Empatia è portare il cuore dell’altro nel proprio petto.
Dobbiamo contribuire, condividere le opinioni e la voglia di conoscerne di differenti affinché le persone si riapproprino degli strumenti critici che dovrebbero appartenere loro di diritto.
Diritto alla vita, diritto di espressione. Diritto al lavoro, alle cure e all’istruzione, alla famiglia.

Nel 2008 Tullio De Mauro denuncia che, secondo due indagini comparative svolte tra il 1999 e il 2005, solo il 20% degli adulti italiani è capace di comporre e comprendere un testo di media complessità.
Si tratta di una percentuale imbarazzante se pensiamo a quante siano le persone che, ad esempio, hanno accesso alla rete: possediamo il mezzo ma solo una minima parte di noi è in grado di codificare e decodificare il messaggio.
Le dinamiche che governano i social network evidenziano quanto la mancanza di interazione e il desiderio di “consenso per forza” abbiano fatto emergere fenomeni come gli hashtag atti a livellare le possibilità espressive.
Non reputo che uno strumento sia, per definizione, negativo ma mi limito a considerare quanto sia dannoso servirsi di un mezzo che non si è capaci a utilizzare.
La mancanza di esercizio nella formulazione di un’opinione originale e personale limita la fantasia e con essa viene meno la curiosità, danneggiando la capacità di comprensione dell’Altro.
Quante volte vi è capitato di assistere a una sovrapposizione di monologhi piuttosto che a un dialogo?
Crediamo di essere il centro di tutto laddove il tutto si limita al nostro account e a una bacheca di notizie selezionate da noi stessi.
Riusciamo davvero a distinguerci o, credendo di farlo, cadiamo nella trappola dell’omologazione perché ormai è tutto previsto come in Matrix?
Antigone rappresenta un’opportunità per chiarire, dibattere, spiegarsi e comprendere.
Dobbiamo arrenderci e abituarci al reale potere delle parole in modo da poter volgere in positivo la loro forza e per sfruttare il loro fascino affinché sia ancora possibile salvarsi dalla povertà di spirito e dalla disonestà intellettuale.
Noi ci dobbiamo ribellare prima che sia troppo tardi, prima di abituarci alle loro facce, prima di non accorgerci più di niente”.

di Cristina Monasteri

Annunci